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Torino, si sa, non è una città qualsiasi. È un crocevia di energie misteriose, triangoli magici e storie sussurrate tra un portico e l’altro. E proprio lì, nel cuore della capitale italiana dell’esoterismo, mi sono ritrovato a esercitare una delle professioni più antiche (e più fraintese): la cartomante. Ma non in un contesto qualunque — bensì a una festa privata a tema vichinghi. Sì, avete capito bene: rune, corni di idromele e… tarocchi.

L’invito era già di per sé surreale: “Porta le carte, ci saranno guerrieri del Nord.” Ho accettato senza troppe domande, spinta più dalla curiosità che dal senso del dovere.

E così, una sera qualunque, mi sono ritrovata in un locale torinese trasformato in una sorta di Valhalla metropolitano: pellicce sintetiche, elmi con corna e un sottofondo musicale che oscillava tra il metal nordico e la playlist Spotify “Epic Viking Mood”.

Io, in mezzo a tutto questo, con il mio mazzo di tarocchi, cercavo di mantenere un minimo di aplomb esoterico mentre un tizio alto due metri, con una barba degna di Odino, mi chiedeva se avrebbe trovato l’amore prima della prossima “spedizione” (che, tradotto, credo fosse un weekend ).

La cosa più affascinante — e, ammettiamolo, esilarante — era il modo in cui i simboli si mescolavano.

Le mie carte parlavano di imperatrici, torri e appesi, mentre i committenti interpretavano tutto in chiave norrena. “Quindi questa carta… è tipo una valchiria?” mi chiede una ragazza con trecce perfette e eyeliner da battaglia. “Più o meno,” rispondevo io, ormai completamente immersa nel ruolo di traduttrice interculturale tra i tarocchi e il pantheon vichingo.

Non sono mancati momenti di alta spiritualità, sia chiaro. Tra un brindisi e una risata, qualcuno si è davvero fermato ad ascoltare, a riflettere. Perché, anche in un contesto così teatrale, la magia riesce sempre a trovare spazio. Forse è proprio questo il segreto di Torino: un equilibrio sottile tra il serio e il faceto, tra il mistero e l’ironia.

A fine serata, mentre raccoglievo le carte e schivavo un duello improvvisato con spade di plastica, ho capito una cosa: fare la cartomante in una festa vichinga torinese è un’esperienza che sta esattamente a metà tra un consulto e una puntata di un reality show medievale.

E sapete cosa? Lo rifarei. Magari la prossima volta porto anche le rune. Non si sa mai.

Come sempre troverete il video della serata tramite i miei canali social !

Aspetto i vostri commenti per sapere se il tema della festa vi incuriosice !

Al prossimo articolo.

Penelope

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Silvia Salini, in arte Mermaid Penelope

Mermaid Penelope

La sirena che ti colora la vita.

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